I sistemi economici sono spesso di fronte ad un dilemma. Crescita tumultuosa ed incondizionata liberando gli spiriti animali del capitalismo o decrescita felice, rispettosa dell’ambiente e della centralità della dimensione etica ed umana?
Quando un paese cresce ed esibisce tassi di crescita elevati sembra moltiplicarsi chi invoca un rallentamento dei processi economici, chi auspica una società pronta ad abbracciare l’ipotesi di una decrescita materiale della ricchezza compensata dalla crescita umana, sociale e spirituale dei singoli.
Quando invece i tassi di crescita sono prossimi allo zero e gli spettri della stagnazione o della recessione cominciano a manifestarsi, allora politici, giornalisti, studiosi, commentatori, invocano la cosiddetta ripresa ed il ritorno ad una vigorosa crescita economica in grado di sostenere lo sviluppo.
Ci rendiamo conto, infatti, che valori prossimi allo zero o negativi della variazione percentuale del Pil comportano puntualmente difficoltà per imprese, calo dei consumi, licenziamenti di massa, disoccupazione, crisi sociali e tensioni.
In realtà non siamo di fronte ad una scelta netta tra le due alternative: crescita incondizionata o decrescita rassegnata ma felice.
La vera questione riguarda le modalità della crescita. Riteniamo infatti non solo che sia “tempo di crescere”, ma che sia necessario crescere in maniera responsabile, facendo tesoro degli errori e delle distorsioni del passato.
Crescita, qualità e diritti sono tre elementi indissolubilmente legati tra loro. Lo sviluppo economico deve essere ricercato dai nostri sistemi sociali e produttivi non fine a se stesso ma finalizzato allo sviluppo umano, sociale e culturale di una comunità.
Quello della crescita economica responsabile è un valore. Abbiamo bisogno, innanzitutto, di più imprese e di imprese migliori. In secondo luogo non dobbiamo avere paura della crescita: gli esseri umani vogliono naturalmente migliorare la propria vita; quella della crescita e del miglioramento è dunque un’aspirazione naturale.
Quanto più una società cresce, tanto maggiori sono le risorse che essa può destinare al welfare, alla cura delle malattie che accorciano la vita o la rendono meno serena. Dobbiamo far fronte all’invecchiamento diffuso. E ci vogliono risorse adeguate.
È stato, inoltre, dimostrato che crescita e riduzione della povertà vanno di pari passo. La crescita dei redditi, inoltre, porta gli individui ad esigere, potendo permetterselo, un ambiente di vita più pulito e più sicuro. Con la ricchezza cresce anche la propensione ad abbracciare i valori e le istituzioni della democrazia. Se diffusa e non concentrata nelle mani di pochi, la crescita attenua le tensioni sociali e da speranza alle popolazioni, come ha recentemente ricordato l’economista William Baumol.
Il problema dunque non è se crescere o decrescere felicemente ma “come” crescere, individuando limiti e modalità del processo di crescita economica. Non combattendo i fenomeni legati alla crescita tout court, ma contrastando e mitigando il suo “lato oscuro”.
Siamo dunque convinti che il modello capitalista vada corretto, aggiornato, migliorato, mantenendo tuttavia l’obiettivo della crescita, della creazione di valore e della redistribuzione della ricchezza.
In questo contesto il solo profitto e la massimizzazione delle risorse e dei fattori della produzione non sono l’unica guida delle scelte economiche e strategiche. Coesione sociale, ambiente, diritti umani, pari opportunità, cultura e sapere diventano elementi stessi del processo di sviluppo economico. Un processo animato da una vis imprenditoriale, che ne costituisce il motore primario ed indispensabile. E che non possiamo trascurare ed umiliare come invece sta facendo l’attuale governo.
Se vogliamo davvero archiviare a livello locale e globale questa terribile crisi, non possiamo che scommettere su una nuova classe di imprenditori.
Uomini e donne che con coraggio siano creatori di valore e di profitto e siano guidati non dagli spiriti animali del capitalismo, ma dagli spiriti umani dell’etica della responsabilità.

Paolo Giacon

Tempo di crescere? Questo il titolo del volume che sara’ presentato il 19 ottobre alle ore 17.15 presso l’Aula Nievo del Cortile Antico del Bo’ (via VIII Febbraio 2, Padova) durante un evento che prevede i saluti iniziali del Magnifico Rettore dell’Universita’ di Padova, prof.Giuseppe Zaccaria e del presidente della Casa Editrice Cleup, prof. Ambrogio Fassina ed una tavola rotonda a cui parteciperanno Giorgio Brunetti, docente dell’Universita’ Bocconi, Fabio Franceschi, presidente di Grafica Veneta, Franco Traverso, presidente di Silfab, Roberto Siagri, presidente di Eurotech e Sandro Mangiaterra, giornalista del gruppo Espresso. Alla tavola rotonda parteciperanno anche i due curatori del volume edito da Cleup: il prof. Moreno Muffatto, direttore del Dipartimento di Innovazione Meccanica e Gestionale dell’Università degli Studi di Padova e responsabile scientifico del Forum Ricerca Innovazione Imprenditorialita’ e l’ing. Paolo Giacon, assegnista di ricerca presso la Facolta’ di Ingegneria. La prima parte contiene saggi di Salvatore Rossi (Segretario Generale del Direttorio della Banca d’Italia), Moreno Muffatto, Roberto Siagri, Paolo Giacon, Roberto Saracco (direttore del Future Centre di Telecom Italia), Luca De Biase (direttore di Nova – Il Sole 24 Ore) e Francesco Jori (giornalista). La seconda parte del volume approfondisce cinque casi aziendali paradigmatici: Expert System, Loccioni, Silfab, H-Farm, NicOx. Sara’ possibile seguire i lavori dll’evento di presentazione e porre domande ai relatori della tavola rotonda collegandosi a Facebook (profilo RieForum Padova) oppure a Twitter: @rieforum.

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Finalmente è stata recuperata la famosa lettera della BCE al governo italiano. Per vie traverse come confessa il Corriere della Sera. Lettera molto chiara, in tre parti, misure strutturali del sistema economico e per la crescita, misure per la sostenibilità delle finanze pubbliche, e misure di efficienza della pubblica amministrazione.
Nulla di sconvolgente, cose già sentite tante volte, addirittura promesse come l’abolizione (in parte) delle Province poi sparite dai provvedimenti presi. “aumento della concorrenza, particolarmente nei servizi, il miglioramento della qualità dei servizi pubblici”. E poi “liberalizzazione dei servizi pubblici locali e dei servizi professionali”. “Contrattazione a livello di impresa”. Garanzie contro la disoccupazione e riallocazione delle risorse verso settori più competitivi (modello danese?)
Il punto non è ridurre gli stipendi pubblici ma ridurre i posti di scarso valore e utilità. In questo modo si riduce la spesa pubblica, non già tagliando orizzontalmente un po’ a tutti, ma facendo un’operazioni di taglio mirate. Così si deve intendere per esempio “l’esigenza di un forte impegno ad abolire o a fondere alcuni strati amministrativi intermedi (come le Province)”. Ma si sa che qui la politica offre le maggiori resistenze.
E poi cercando di ottenere maggiori efficienze: “Andrebbero rafforzate le azioni mirate a sfruttare le economie di scala nei servizi pubblici locali”, che significa ancora tagliare posti e poltrone. La lezione della Grecia, che facciamo finta di non vedere, è che non si può alimentare impiego pubblico con debito pubblico.
Dulcis in fundo “negli organismi pubblici dovrebbe diventare sistematico l’uso di indicatori di performance (soprattutto nei sistemi sanitario, giudiziario e dell’istruzione) “. Se non hanno indicatori e sistemi di misura non si può misurare qualità e prestazioni a tutto vantaggio di inefficienze e sprechi, ma anche minori vantaggi per il sistema economico. E’ il caso di giustizia e istruzione.
Di seguito la lettera della BCE, buona lettura! (continua…)

Ho letto (finalmente) Storia della mia gente di Edoardo Nesi industriale tessile di Prato con talento e passione letteraria e per questo vincitore di premi letterari tra cui lo Strega proprio per questo libro nel 2011.
La storia è nota per chi segue le vicende economiche italiane e riguarda la crisi del distretto tessile di Prato, l’invasione dei prodotti cinesi, la presenza, nella stessa area di Prato, di imprese cinesi senza regole.
La rabbia e la protesta per un mondo di persone, attività, imprese, prodotti di eccellenza tutti destinati a soffrire una concorrenza inaspettata, non contrastata ma soprattutto crudele. Crudele perché finisce per sconvolgere esistenze e distruggere i sogni di un tempo.
Nesi ci ricorda un’imprenditorialità romantica fatta di grande lavoro e passione per l’azienda che è colta impreparata a reagire ad un urto troppo forte. (continua…)

First Generation Entrepreneurs

luglio 22nd, 2011

La vitalità e la sostenibilità nel lungo periodo di un sistema economico dipendono anche dalla qualità del cambiamento generazionale che avviene nelle aziende, ed in particolare dalle caratteristiche di quei giovani imprenditori che prendono le redini dell’azienda di famiglia oppure che creano un’azienda ex novo. Il secondo percorso impone al nuovo imprenditore di sviluppare capacità e strategie che permettano al proprio business di sopravvivere e svilupparsi anche in un ambiente non sempre favorevole (si veda ad esempio il rapporto annuale “Doing Business”).
I giovani imprenditori di prima generazione costituiscono un sottoinsieme dell’insieme più ampio dei giovani imprenditori che operano nel nostro Paese. Spesso i giovani imprenditori di prima generazione realizzano modelli di business particolarmente innovativi anche con l’impiego di tecnologie d’avanguardia. In altri casi entrano in settori maturi e raggiungono risultati rilevanti grazie a passione, sacrificio e creatività.
La nascita e lo sviluppo di nuove piccole imprese gestite da giovani imprenditori rappresenta un contributo di fondamentale importanza per la crescita e lo sviluppo economico. L’affermarsi di nuovi imprenditori di prima generazione risponde parzialmente a quel bisogno di rinnovamento della classe imprenditoriale che stimola l’innovazione ed il cambiamento.
Di fondamentale importanza è fornire dei modelli di successo che siano anche di riferimento per i più giovani. E i modelli imprenditoriali di successo non sono sufficientemente veicolati dai media. (continua…)

Il primo incontro con un imprenditore lo ricordi sempre. Ed è sempre diverso. Si conferma che queste persone pur avendo in comune l’aver realizzato qualcosa di importante sono molto diversi per carattere, stile, visione delle cose e del futuro.
Ho incontrato Massimo Bianchi alla fine dello scorso anno e la prima impressione è stata la straordinaria calma e umiltà nell’approccio.
Eppure nel suo caso la realizzazione è di tutto rispetto e per certi versi esemplare. Pur appartenendo ad una famiglia che da sei generazioni produce chiavi, ha deciso ad un certo punto di abbandonare l’azienda di cui era ai vertici (Silca) che per effetto dell’ingresso nel capitale di società multinazionali aveva perso quello stimolo imprenditoriale di cui si sentiva ancora capace di esprimere. E così nel 2002 acquisisce una piccolissima impresa, la Keyline, e la porta ed essere una leader del mercato in pochi anni. Quanti avrebbero fatto lo stesso passo? Rimettersi totalmente in gioco ed affrontare una sfida imprenditoriale nuova, in pratica da zero. (continua…)

Integrazione delle conoscenze

giugno 28th, 2011

La conoscenza avviene grazie al confronto di saperi diversi. L’integrazione delle discipline è una necessità inevitabile, se un tempo ogni formazione era specializzata e concepita a sè, non si pensava certo ad introdurre discipline molte lontane come la psicologia o la filosofia con l’ingegneria meccanica, ora stiamo assistendo ad una fertile conversazione tra portatori di prospettive diverse, ognuno porta la sua visione ed ogni contributo, aiuta ad arricchire l’oggetto e a comprenderne la complessità. Le aziende ora hanno bisogno di integrazione e connessione. Alcune si sono già avviate per questa strada. (continua…)

VALE LA PENA INVESTIRE

giugno 21st, 2011

Presento i due vincitori di TR35 Giovani Innovatori, il premio che abbiamo organizzato in collaborazione con TR Italia. Una piccola premessa sul concorso: TR35-GI si propone di raccogliere il meglio delle idee innovative e dei progetti di ricerca applicata che presentano potenzialità di creazione di nuove imprese. Si ispira a TR35, un progetto ideato dalla storica rivista americana «Technology Review», che promuove la diffusione delle tecnologie emergenti ed analizza il loro impatto economico e sociale. Abbiamo deciso di portare questo progetto anche in Italia, perché crediamo nei nostri giovani talenti. Ecco i due vincitori della prima edizione. (continua…)

Oggi parte ufficialmente il youtobiz blog, voluto fortemente dal nostro team perché sentivamo la necessità di creare un luogo per parlare di noi o meglio di ciò che ci riguarda, tutti, e quindi per parlare anche di voi.
Le parole d’ordine sono innovazione e cambiamento. Non è semplice collegare le due espressioni vicine e lontane, perché il sistema dell’innovazione è un sistema complesso, fatto da un insieme di attori diversi che interagiscono tra loro e che spesso resistono al cambiamento. Gestire la complessità significa farne parte, essere il soggetto, far parte del sistema e al tempo stesso riuscire ad osservare da fuori, dall’esterno, le sue dinamiche cioè l’oggetto, e poterla affrontare.
(continua…)