Il professor Kearns, protagonista di Flash of Genius, non e’ solamente un docente universitario di elettrotecnica alla facolta’ di Ingegneria della Case Western University. Forse e’ un pazzo visionario. Un incosciente. Altri potrebbero scorgere invece nel suo personaggio una sorta di eroe della modernita’ e del progresso. Con l’occhio dello scienziato sociale vedo in lui un inventore che tenta di diventare un imprenditore. Il film ci racconta il suo percorso, difficile e difficilissimo, dal punto di vista legale, ma soprattutto dal punto di vista umano. Oltre alle battaglie nelle aule dei tribunali, vedrete anche la storia di un amico tradito dai suoi fidati colleghi, la storia di un marito abbandonato, di un padre disprezzato, di un uomo lasciato solo. E’ un film molto intimo, in cui anche il silenzio diventa voce. In cui gli sguardi sono molto piu’ eloquenti di tante parole.
I temi fondamentali e le chiavi di lettura con cui vorrei introdurre questo film sono cinque: il sogno americano, il binomio denaro-felicita’, l’amicizia, la famiglia ed infine l’imprenditorialita’.
Ad una prima analisi questo film sembra una denuncia su sistema economico americano, sulle sue ingiustizie sul capitalismo selvaggio, sui tribunali e sulla prepotenza delle grandi super corporation. Un legal thriller su un colosso multinazionale che schiaccia i diritti del singolo inventore, del piccolo imprenditore, del potenziale subfornitore. Mi pare invece che il film focalizzandosi sul professor Kearns, metta al centro della storia la persona umana, con i sui pregi ed i suoi difetti, con la sua dimensione affettiva, le sue patologie, le sue aspirazioni, le sue debolezze. La sua irrequietezza e la sua grande forza di intraprendere all’inizio e di intraprendere un nuovo percorso.
Il punto di partenza per contestualizzare questo film e’ senza ombra di dubbio il cosiddetto sogno americano ed i concetti di liberta’ e successo che permeano la societa’ americana fin dalla Dichiarazione di Indipendenza. Tutti voi conoscete la storia di Barack Obama, egli e’ l’emblema del sogno americano. Fin dai primi anni di scuola viene insegnato ad ogni bambino americano che con le proprie forze e’ possibile arrivare a realizzare i propri sogni e le proprie ambizioni, assicurando un futuro alla propria famiglia e portando avanti con successo le proprie battaglie. Politiche come nel caso di Obama o imprenditoriali come nel caso del nostro Professore. Lo stesso Henry Ford era un figlio di agricoltori irlandesi ed ha costruito da solo la sua fortuna, incarnando in tal modo il mito del sogno americano. Probabilmente avete sentito parlare di Andrew Carnagie e John Rockfeller, poverissimi durante l’infanzia e creatori di immensi imperi finanziari. Sono i grandi miti del sogno americano e del capitalismo americano. Ogni cittadino nasce libero e puo’ riconoscere e sfruttare le opportunita’ che gli si presentano per aggiungere la propria felicita’. In particolar modo puo’ e deve ricercare il successo economico e lavorativo. E’ questo uno dei pilastri del capitalismo imprenditoriale che nel corso dei secoli ha reso gli Stati Uniti una potenza a livello mondiale. Sia chiaro, non sto dipingendo una societa’ perfetta, sto cercando solo di delineare questo pilastro della cultura americana che costituisce il punto di partenza di questo film.
Poiche’ quella americana e’ una societa’ intrinsecamente e costituzionalmente capitalista, il secondo tema offerto dal film e’ il denaro, o meglio il binomio denaro-felicita’. La domanda e’ antica, ma sempre attuale. Sono davvero i soldi a fare la felicita’? Lo vedrete nella scena del ristorante (naturalmente non vi svelo in quale punto e perche’ i personaggi si trovano al ristorante). Come reagiranno i protagonisti di fronte al trade-off denaro-felicita’? E come avrebbe reagito ciascuno di noi?
Il terzo tema e’ quello dell’amicizia o meglio della fiducia tradita. Vecchi amici di infanzia e colleghi che voltano le spalle, rapporti umani che si deteriorano e sono sempre piu’ difficili, fino ad arrivare, grazie ad una escalation di difficolta’ personali e lavorative ad una fase di instabilita’ psichiatrica e alla malattia. Anche questo e’ un tema profondo, che lascia il segno nello spettatore, anche se viene affrontato dal regista con delicatezza, quasi facendo un passo indietro.
Il quarto tema e’ quello della famiglia ed in particolare il rapporto con il coniuge ed il rapporto con i figli. Un tema che viene trattato con estrema dolcezza e tenerezza dal regista. E che sicuramente tocchera’ le piu’ profonde e nascoste corde del vostro cuore di spettatori. Nel film osserverete la famiglia felice – “il mio consiglio di amministrazione” la chiama affettuosamente il prof. Kearns. Una moglie che comincia a partecipare entusiasta al business del marito, i figli orgogliosi del loro papa’ inventore ed imprenditore. Ed assisterete anche al dissolversi di questi idillio familiare ed una sua lenta e difficile ricostruzione.
La quinta chiave di lettura che vi propongo e’ quella piu’ vicina ai temi di cui mi occupo personalmente. Soprattutto la prima parte del film affronta il tema dell’imprenditorialita’, ed in particolare della trasformazione di una invenzione in innovazione grazie alla creazione di un nuovo business. E’ esattamente il processo che quotidianamente studio, analizzo, codifico.
Schumpeter (1912) fu il primo ad evidenziare una distinzione netta tra innovazione ed invenzione. Mentre l’invenzione può essere definita come il concepimento di un’idea nuova come risultato dello sforzo del singolo, l’innovazione è invece il risultato del processo che industrializza questa invenzione e la fa diventare prodotto/servizio sul mercato. L’atto di introdurre nuove combinazioni economiche (ossia di innovare) viene definito da Schumpeter con il termine di impresa, mentre i soggetti economici che compiono questa azione prendono il nome di imprenditori.
Per lungo tempo gli imprenditori non sono stati sufficientemente considerati dalle scienze economiche. Sembra quasi paradossale ma l’economia preoccupata dalla teoria del prezzi e dalla allocazione perfetta delle risorse, si e’ dimenticata del demiurgo di ogni mercato, l’imprenditore. O meglio gli imprenditori sono stati assimilati dal pensiero economico ad una semplice funzione di produzione e relegati a meri organizzatori della produzione. Oggi le moderne teorie sull’imprenditorialita’ (Baumol, Shane, Timmons, Daviddson, Sarasvathy) hanno rimesso al centro del dibattito l’imprenditore. Scrive ad esempio il sociologo tedesco Werner Sombart “La forza motrice nell’economia capitalista moderna e’ l’imprenditore capitalista e lui soltanto. Senza di lui nulla si muove”. (Il capitalismo moderno, cap XXXI). Anche il modello economico delineato dalle encicliche della DSC riconosce la centralita’ dell’imprenditore (Centesimus Annus, Sollecitudo Rei Socialis). Uno dei padri fondatori dell’economia sociale di mercato Wilhelm Rhoepke scrisse “L’ imprenditore e’ come il capitano di una nave. Il suo compito principale e’ di navigare continuamente nel mare del mercato, che e’ imprevedibile, poiche’ dipende dalla natura umana”.
Oggi direi che la cultura ottocentesca che dipingeva l’imprenditore come uno sfruttatore capitalista e’ ormai superata e prevale una visione positiva dell’imprenditore. Anche se non mancano casi di grandi corporation che si comportano come la Ford. L’imprenditore – e lo si vede bene in questo film – e’ innanzitutto una persona umana e non una funzione matematica o un oppressore della liberta’ altrui. Dell’imprenditore come agente ed animale sociale oggi studiamo:
- la psicologia che direttamente influenza il suo operare e le sue strategie
- l’ecosistema sociale in cui vive
- l’interazione dell’imprenditore con manager e collaboratori
- la sua forza creatrice e distruttrice, la sua capacita’ di innovare, le modalita’ di gestione della tecnologia
- il legame tra imprenditorialita’ e crescita economica
- lo stretto legame o il nesso tra la persona (inventore/imprenditore) ed il processo di creazione, riconoscimento o sfruttamento di opportunita’ di business.
- il ruolo sociale dell’imprenditore
- l’etica imprenditoriale
Il protagonista di questo film e’ proprio un inventore-imprenditore. E’ testardo e caparbio come molti imprenditori (Schumpeter usava un’immagine molto evocativa e sosteneva che gli imprenditori sono in grado di nuotare contro la corrente). E’ geniale ed ha un’idea brillante come moltissimi imprenditori innovativi. Sperimenta sulla sua pelle la dura legge del business, le ingiustizie e le vessazioni come spesso accade a molti imprenditori. Ne emerge una figura complessa e allo stesso tempo eroica. Forse titanica. Ma gli imprenditori-inventori sono forse degli eroi? Liberiamoci per un attimo dagli stereotipi dell’imprenditore mediatico: il Tanzi, il Berlusconi, il Briatore, il DeBenedetti o il Della Valle. Che a torto o a ragione stanno simpatici o antipatici. Pensiamo piuttosto ai tanti piccoli e medi imprenditori che popolano le nostre aree metropolitane, che danno lavoro, magari e ‘vecchi’ e ‘nuovi’ italiani e permettono loro di crearsi un futuro migliore. A chi paga le tasse onestamente e sente tutto il peso di una fiscalita’ eccessiva e di una burocrazia che non supporta, ma stritola. Agli imprenditori che con coraggio si affacciano sui nuovi mercati emergenti e con ostinazione provano a vendere e conquistare clienti lontano da casa. Non sono forse queste persone degli eroi della quotidianita’? E non sono le imprese delle “comunita’ di persone nelle relazioni, nelle funzioni e nelle posizione di tutti i suoi soggetti”, secondo la felice espressione di Giovanni XXIII?
Michael Novak, forse tra i piu’ grandi filosofi e giornalisti cattolici contemporanei ha scritto un bellissimo libro dal titolo L’impresa come vocazione dove associa al mestiere dell’imprenditore una vera e propria chiamata. Una vocazione a seguire la propria strada, fatta di responsabilita’, di etica, di affermazione della propria liberta’ e della forza creatrice. Cito il suo libro perche’ Novak delinea le tre virtu’ cardinali degli imprenditori, che bene risaltano nella storia che tra breve avrete occasione di vedere. Innanzitutto la creativita’: ed il nostro prof. Kearns e’ un inventore creativo e geniale, la capacita’ di fare comunita’: e vedrete il prof Kearns in azione sia all’universita’, che con la sua famiglia (due importanti comunita’) ed infine la terza virtu’ e’ quella della concretezza, che al docente di ingegneria certo non manca.
Vi lascio con una la domanda con cui ho aperto questo mio intervento: in questo film siamo di fronte ad un inventore pazzo ed incosciente al punto da mettere a rischio il benessere della sua famiglia ed il futuro dei suoi figli oppure ad un piccolo grande uomo con fame e sete di giustizia? Questa e’ una domanda aperta a cui ognuno di noi puo’ dare una risposta al termine del film. Che cosa avremmo fatto al posto del professor Kearns?
















